2018-19-PS-Antonio-Fabrizio-Smorto.jpgAntonio Fabrizio Smorto, uno degli eroi della passata stagione, uno dei dodici che ci hanno portati a Montecatini, uno dal DNA Giallo-Nero. A lui dedichiamo questa settimana la nostra rubrica. Antonio, lo conosciamo tutti e gli siamo legati da un grande affetto; di lui abbiamo il ricordo delle tante partite in cui ha inciso e su tutte ricordiamo quella con Campli, in cui piazzò la tripla all’ultimo respiro, su rimessa di Bottioni, che fece impazzire di gioia un Pala Falcone e Borsellino stracolmo di gente. Al termine della partita contro Bisceglie, la sua nuova squadra, si è fermato a chiacchierare ed a ripercorrere alcuni momenti della sua vita cestistica e non insieme a noi.

D: Antonio, seconda giornata di campionato e la sorte ha voluto che tornassi a San Severo al Pala Falcone e Borsellino: quali emozioni hai provato?

R: “Lo dicevo prima al mio ex Presidente (Amerigo Ciavarella, ndr), la sensazione è stata di totale tranquillità finchè non ho letto in autostrada il cartello “San Severo”. Appena ho cominciato a percorrere le strade che facevo solitamente, compresa la strada per il palazzetto, ho avvertito la pressione, perché è un posto dove ho dato tutto e dove ho lasciato una parte di me. E’ sempre bello tornare”.

D: Quali differenze hai potuto notare nella nuova piazza rispetto allo scorso anno?

R: “Per quanto riguarda le differenze tra la squadra in cui militavo io lo scorso anno e quella della nuova stagione posso dire che noi siamo partiti con un progetto mettendo le fondamenta per qualcosa, ora ho invece visto gente molto solida, esperta, di categoria anche superiore e mi auguro, perché lo meritano i tifosi, lo merita la società ed anche noi che siamo arrivati fino in fondo, che questa realtà possa prendersi il posto che le spetta. Per quanto invece riguarda le differenze tra lo scorso anno qui a San Severo e la mia nuova avventura dico che ora ho un ruolo diverso, lo scorso anno ero più un comprimario, mentre a Bisceglie sono più responsabilizzato e per questo devo ringraziare Giorgio (Salvemini, Ndr) , Nicolas (Panizza, ndr) e Jack (Giacomo Piersante, ndr) , che su di me hanno lavorato tanto e mi hanno insegnato molto e permettendomi di avere buone possibilità di affermazione con questa squadra che, non sarà San Severo, ma vuole provare a fare bene”.

D: Facciamo un passo indietro: quanto è stata grande la delusione di Montecatini e quanto tempo ti ci è voluto per metabolizzarla?

R: “Io penso di averla metabolizzata un istante prima dell’inno alla prima giornata di campionato con un mezzo piantino. Da quella Domenica di Montecatini non mi sono mai fermato, avevo una rabbia addosso che mi sono portato dietro tutta l’estate. Mi sono allenato tantissimo, anche nelle ore in cui di solito la gente dorme. Alle 6:30 del mattino mi svegliavo e correvo ad allenarmi perché sentivo di non aver fatto tutto quello che avrei dovuto per portare a casa quel risultato per il quale abbiamo investito un anno”.

D: Dello scorso anno ricordo il tuo canestro all’ultimo respiro che ci ha regalato la vittoria contro Campli: quale altro episodio ti ha dato un’emozione simile o addirittura più grande?

R: “L’unica l’ho avuta quando vinsi la Coppa Italia nel 2014. Quell’episodio è stato quasi paragonabile al tiro da tre contro Campli. Sono comunque situazioni diverse. Lì eravamo in campo neutro a Rimini, qui invece ho segnato il canestro della vittoria, per la mia squadra, davanti ai miei tifosi. Sono ricordi che mi porterò dentro per sempre”.

D: Quale esperienza ricordi più volentieri?

R: “Secondo me l’anno vissuto a San Severo è il primo anno della mia vita in cui ho dovuto lavorare tanto su me stesso, sono stato messo spalle al muro per migliorare i miei difetti. E’ stato un anno lungo, un anno duro, ma sicuramente un anno che mi ha aiutato tanto a crescere”.

D: Come ami trascorrere il tempo libero?

R: “Siccome sono iscritto al corso di laurea di giurisprudenza cerco di studiare tra allenamenti e palestra. L’anno scorso lo studio l’ho un po’ messo in soffitta per dedicarmi al 100% al basket, quest’anno invece sto un attimo più tranquillo e posso dedicarmici”.

D: Ci racconti il tuo più bel momento vissuto fuori dal campo?

R: “Forse proprio oggi, in un momento che non posso definire magari bello perché sono uscito per cinque falli, ma vedere tutto il pubblico del Pala Falcone e Borsellino, che mi ha sostenuto un anno intero, alzarsi in piedi e battere le mani per me è stata un’emozione unica. Queste sono cose che ti restano davvero dentro. Mettermi la mano sul cuore non è stato un gesto fatto a caso; li porto tutti dentro con me, mi han voluto bene e continuano a volermene ed io ne voglio a loro”.

D: Un episodio che invece vorresti dimenticare….

R: “Penso che nella vita non ci sia nulla da dimenticare, nel senso che ogni situazione negativa, ogni difficoltà che si affronta, fa parte di un percorso di crescita. Nella vita ci sono momenti belli e momenti brutti, bisogna essere in grado di affrontarli e di vederli come uno stimolo per crescere”.

D: Cosa ti sei detto stasera con coach Salvemini?

R: “Prima della partita è stato un saluto abbastanza formale. Quello che ci dovevamo dire ce lo siamo già detto al torneo amichevole che si è svolto a Bisceglie nel pre campionato, lo sappiamo io e lui e resta tra noi”.

D: Vuoi dire qualcosa ai tuoi ex tifosi?

R: “Ho da dire due cose: innanzi tutto grazie! Sono stato trattato come un figlio, mi hanno voluto bene e mi hanno sostenuto anche quando non rispondevo sul campo come avrei invece dovuto rispondere. Seconda cosa li invito a non mollare questa squadra perché ne hanno bisogno, perché i tifosi sono il sesto uomo e perché giocare davanti ad un pubblico così dà tanta carica, quella che è necessaria se davvero si vuole concretizzare un sogno”.

Ad Antonio va il nostro ringraziamento per l’intervista, per quello che ha saputo regalarci l'anno scorso ed infine anche per questa serata in cui è tornato a San Severo da avversario. Un grande in bocca al lupo per il tuo futuro da tutto il movimento giallo nero.

Ferdinando Maggio
Ufficio Stampa Cestistica Città di San Severo

 

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