Gianni CantagalliE’ Gianni Cantagalli, giocatore in forza al Basket Campli, il “personaggio”  di questa settimana.

Cantagalli è nato Livorno il 28 luglio 1988, è alto 192 cm e ricopre il ruolo di guardia. Avviatosi al basket sin da piccolo ha esordito  nella pallacanestro che conta con la sua Livorno in serie A nel 2004 e vi resta fino al 2008; dopo quattro stagioni a casa riceve ed accetta la proposta di Ruvo di Puglia in serie B, quella che lui stesso definisce la serie B “tosta”. Nella stagione 2009/2010 sale di categoria a Latina in LegaDue, mentre l’anno successivo “sbarca” in Sicilia alla volta di Trapani in serie A Dilettanti ottenendo a fine stagione la promozione in A2. Nell’anno 2011/2012 fa la sua prima apparizione sui legni di Matera in B1, per poi trasferirsi successivamente a Recanati  in Divisione Nazionale A. Il suo viaggio in giro per l’Italia continua a Martina Franca, con coach Fantozzi,  e Lugo di Romagna,  per poi ritornare nel 2014/2015 in Toscana e precisamente ad Empoli dove realizza il suo best score di 29 punti nella partita contro Scauri. Nel 2015/2016 la seconda esperienza  a Matera dove gli vengono assegnati i galloni di capitano, purtroppo la squadra retrocede in B, ma Gianni vi resta ancora un anno portando a termine la stagione con un bottino personale di  circa 11 punti di media a partita. Quest’anno si è accasato a Campli alla corte di coach Piero Millina e domenica scorsa ha affrontato per l’ennesima volta nella sua carriera i neri.

Raggiunto telefonicamente, Gianni ha volentieri  scambiato quattro chiacchiere:

D: Hai dichiarato di aver accettato la proposta di Campli dopo aver avuto vari colloqui telefonici con Piero Millina, puoi dirci cosa vi siete detti e cosa ti ha convinto ad accettare?

R: “Quando mi è arrivata la telefonata di Piero avevo altre possibilità, però lui è un grande allenatore, l’anno scorso ha fatto cose egregie con una squadra che era partita per salvarsi o che comunque non aveva grandi ambizioni, quindi merito suo e dei ragazzi per la grande stagione. Inoltre conosco Piero per averci giocato contro, anche a San Severo, poi ho preso un po’ di informazioni e non ho avuto dubbi ad accettare. E’ un allenatore che fa migliorare i suoi giocatori, organizza bene la settimana, pianifica bene le partite, le prepara e quindi da questo punto di vista sapevo bene dove sarei andato”.

D: Come ti sei avviato al basket?

R: “Ho iniziato prestissimo, il mio babbo era fissato con la pallacanestro ed io già da piccolo seguivo le partite e vedevo lui che giocava con gli amatori. Ho fatto tutta la trafila col minibasket e alla fine mi è piaciuto e ho continuato. Sono stato fortunato, ma nello stesso tempo ci ho messo tanta pazienza e tanto duro lavoro con ore e ore di palestra. A me piaceva anche il calcio, ma la passione di mio padre ha prevalso e mi ha spinto verso questo sport”.

D: Una carriera, la tua, spesa tra LegaDue e serie B. Quale esperienza ti ha lasciato il segno? A quale squadra sei più legato?

R: “Sicuramente l’esordio con Livorno e, la mia più grande emozione, i primi due punti in serie A, ma anche l’anno dopo, sempre con Livorno, anche se siamo retrocessi, quando ho realizzato oltre 30 punti. E’ stata una bella esperienza considerando che avevo solo 17 anni e poi giocare per la propria città è la cosa più bella che ci possa essere. L’anno successivo ho avuto la proposta da Ruvo di Puglia e sono andato via, ho voluto provare questa esperienza perché in A2 giocavo poco e mi son voluto mettere in discussione in serie B ed a quei tempi era la serie B “tosta” in cui c’era anche San Severo ovviamente. A Ruvo ci sono stato due anni e lì ho incontrato anche la mia futura moglie e quindi per me è stata una parentesi  importante, sono cresciuto. Dopo Ruvo sono andato a Latina in A2 e poi sono andato a Trapani  dove ho vissuto l’anno più bello conclusosi con la promozione in LegaDue con un gruppo di ragazzi devastante, perché ho avuto modo di imparare da tutti e sono rimasto in ottimi rapporti con tutti. Ovviamente anche Matera mi ha lasciato bei ricordi, ho trascorso tre anni in due dei quali sono stato anche capitano ed è un po’ la mia seconda casa”.

D: A proposito di Matera, cosa non ha funzionato lo scorso anno? Eravate tra le squadre maggiormente accreditate…

R: “Questa domanda mi assilla dallo scorso anno e sta diventando un tormento! Noi venivamo dalla A2  con tantissimi problemi, siamo partiti con il cambio di allenatore, poi ne abbiamo cambiati altri tre e abbiamo cambiato quattro giocatori. E’ stato davvero un anno difficile, poi siamo ripartiti dalla serie B non sapendo in principio se sarebbe stata ancora A2 o serie B. Quando firmai dovevamo disputare il campionato di A2, poi invece abbiamo giocato in serie B, non avevamo ancora un allenatore, 2/3 giocatori sono stati presi durante la preparazione e quindi siamo partiti già in ritardo. Alla fine tante questioni, non ci siamo trovati bene tra di noi, forse troppi galli nel pollaio, tanti problemi in difesa, perché alla fine dei conti facevamo tanti punti, ma ne subivamo altrettanti, soprattutto fuori casa. Grandi problemi di amalgama del gruppo per una squadra completamente nuova, non c’è stata la chimica giusta ed è andata come è andata.  Il campionato non si vince con le figurine, ma con una squadra magari più umile”.

D: Il momento peggiore della tua carriera?

R: “Forse è stato l’anno dopo Recanati con l’avvento della Silver e della Gold con gli americani che hanno tolto la scena a tanti giocatori con la metà dei nostri stipendi, costringendoci a faticare tanto per trovare una squadra. Tuttavia non mi sono abbattuto, sono andato avanti con tenacia  ripartendo dalla C ad Empoli dove un caro amico allenatore mi ha chiamato, ho giocato la finale per andare in serie B  e poi da lì sono ritornato in carreggiata. Sono dell’avviso che in quell’occasione la federazione ha completamente sbagliato perché ha rovinato il campionato più bello (la B1) da cui venivano lanciati tanti giocatori per le categorie maggiori”.

D: Ti senti soddisfatto della tua carriera?

R: Si, anche se credo che bisogna sempre migliorarsi, bisogna sempre puntare al meglio. Quest’anno ho avuto l’opportunità di giocare a Campli con un grande allenatore ed un grande staff in una società con una storia di 60 anni alle spalle”.

D: Parliamo un po’ di te: chi è Gianni Cantagalli?

R: “sono un ragazzo che si impegna molto, ho dato tutto me stesso al basket, come tantissimi altri ragazzi che conosco, ho speso ore ed ore in palestra; ricordo gli ultimi tre anni delle superiori che tornavo a casa alle 23:00-23:30 distrutto e non riuscivo neanche a mangiare. Mi sono allenato duramente pur non sapendo se sarei riuscito ad avere una discreta carriera o guadagnarmi da vivere facendo il giocatore. Sono un ragazzo umile, mi piace stare in compagnia e scherzare tanto, da buon livornese”.

D: Quando smetterai, ti auguro il più tardi possibile e dopo aver raggiunto traguardi importanti, cosa ti piacerebbe fare?

R: “Innanzi tutto spero di giocare il più possibile, come hai detto tu, almeno finchè  il fisico me lo consentirà, poi non so di preciso; intanto ho fatto il primo step per poter allenare, ma sinceramente  se dovessi continuare nell’ambito cestistico mi piacerebbe avere un ruolo da talent scout, andare in giro alla ricerca di talenti, altrimenti sarei “costretto” a continuare a fare la stessa vita che faccio ora da giocatore. Mi piacerebbe, inoltre, insieme a mia moglie trasferirmi in America magari per aprire un’attività. Penso però che bisogna vivere giorno per giorno ed accettare ciò che la vita ci da”.

Un sentito grazie a Gianni Cantagalli per la sua disponibilità e al Basket Campli per averci consentito di intervistare il giocatore.

La settimana prossima  il nostro “personaggio” sarà l’ex giallonero Matias Dimarco e come nostra abitudine, oramai,  vi chiediamo di interagire con noi  scrivendo in calce all’articolo, nella sezione dedicata ai commenti, la domanda che vorreste porgli. La nostra redazione ne sceglierà una tra quelle che perverranno.

Ferdinando Maggio
Ufficio Stampa Cestistica Città di San Severo

 

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