2018-19-PS-Ivan-Morgillo.jpgDopo Matteo Fabi, anche questa settimana vogliamo salutare un ex giallonero, ritornato a calcare il parquet del Pala Falcone e Borsellino di San Severo da avversario, con la Janus Basket Fabriano: Ivan Morgillo.

Classe 1992, 206 cm di altezza, comincia la sua avventura nel mondo della pallacanestro nella Vivi Basket Napoli. Sempre nella sua città natale esordisce in serie C1, poi si trasferisce in Sicilia e precisamente a Trapani, prima di accasarsi addirittura in A1 nella Scandone Avellino. Seguono le esperienze pugliesi di Martina Franca e di San Severo a chiudere la sua permanenza al meridione per ricevere il “benvenuto al nord” dalla Gimar Lecco, con la quale raggiunge la fase playoff. Quest’anno un nuovo impegno, al centro Italia, in una squadra ambiziosa che ben sta facendo: la Janus Basket Fabriano.

Dopo la partita e dopo i soliti convenevoli, abbiamo “catturato” Ivan per sottoporlo alle nostre “torture” da salotto:

D: Cosa ti ha lasciato di importante San Severo?

R: “Mi ha lasciato il ricordo di una grande tifoseria e, in più, anche un pezzo di cuore. Ho avuto il piacere di giocare in una grande piazza che già due anni fa aveva grandi ambizioni di arrivare dove meriterebbe. Quest’anno ha una squadra che si sta dimostrando una schiacciasassi, nonostante l’episodio negativo della Coppa Italia che va isolato dalla splendida stagione che sta disputando”.

D: Stai avendo minutaggi crescenti ed anche medie di rilievo. Cosa c’è dietro?

R: “Duro lavoro tutti i giorni, la fiducia che è cresciuta da inizio campionato e tanta consapevolezza dei miei mezzi”.

D: Questa stagione ti sta dando grandi soddisfazioni: erano queste le aspettative?

R: “Da un punto di vista personale sì. Mi proponevo di disputare un campionato da titolare, dopo aver giocato a Lecco da terzo lungo nelle gerarchie del roster. Sono in una società ambiziosa quale è Fabriano, con delle differenze però rispetto a San Severo: Fabriano viene da un anno difficile affrontato da neopromossa nella categoria; si è prefissa l’obiettivo di raggiungere i playoff portando degli aggiustamenti graduali alla rosa in modo da renderla più solida. L’obiettivo iniziale è stato raggiunto ed ora puntiamo a classificarci tra le prime quattro”.

D: Hai vissuto anche un’esperienza in A1 con Avellino, cosa ci racconti?

R: “Sono stati due anni in cui ho avuto la possibilità di approcciarmi ad un mondo totalmente diverso che è quello del professionismo. Trovi gente che ha giocato in NBA, in Eurolega, in nazionale e questa esperienza mi è servita tantissimo per la mia crescita. Purtroppo dei due anni posso raccontarne soltanto uno perché il secondo mi sono fatto male in precampionato e non ho avuto neanche la possibilità di allenarmi”.

D: Qual è, invece, il legame con la squadra che ti ha visto crescere nel mondo del basket?

R: “Napoli mi ha dato tanto. Ho cominciato con squadre più provinciali per arrivare nel 2007 nella “vecchia” EL. DO. Napoli, che poi purtroppo fallì. Rimase il settore giovanile che mi ha cresciuto fino all’età di 20 anni ed ho un ottimo ricordo di quanto ho potuto avere dalla struttura che mi ha consentito di esibirmi in campionati di livello, con squadre di livello”.

D: Stacchiamoci un attimo dal basket. Quali sono i pregi di Ivan Morgillo?

R: “Sono un bravo ragazzo, molto tranquillo e sereno. Questo, sotto alcuni aspetti, è anche un difetto, perché ci sono situazioni in cui non devi essere sempre un bravo ragazzo e mi riferisco a quando si scende sul parquet. Mi adatto ad ogni situazione cercando di essere socievole e sono abbastanza aperto con gli altri”.

D: E i difetti?

R: “Come ti dicevo, il rovescio della medaglia dell’essere buono. Ma il vero difetto è quello di essere troppo severo con me stesso. Ci sono situazioni in cui dovrei essere un po’ più “leggero”.

D: C’è qualcosa a cui sei stato costretto a rinunciare per la pallacanestro?

R: “Inizialmente gli studi. L’approccio con il mondo della pallacanestro, gli allenamenti, gli impegni, mi hanno causato qualche difficoltà i primi anni, poi ho avuto la forza di riprendere, di cambiare università e di riuscire a completarli”.

D: A proposito di studi, tu un mese fa circa ti sei laureato in ingegneria. Ti faccio i complimenti perché non è semplice riuscire a conciliare l’impegno sportivo con lo studio…

R: “E’ sicuramente difficile, ma non impossibile, visto che ci sono riuscito. Per me è stato importante cambiare università, perché questo mi ha aiutato a riprendere il ritmo con cui affrontare gli studi. Ingegneria è una facoltà già di per sé difficile, a questo devi aggiungere che non potevo seguire le lezioni, quindi puoi ben immaginare. Devo anche dare gran merito ai miei genitori, in primis a mia madre che mi ha sempre fatto rimanere sul pezzo, a volte ci ho anche litigato, ma la sua caparbietà ha dato dei buoni frutti”.

D: Hai sempre fatto la scelta giusta o, col senno di poi, avresti optato per altre soluzioni?

R: “Sono abbastanza soddisfatto delle mie scelte, poi ci sono degli incastri nella vita, come nello sport, che ti possono cambiare le carte in tavola. Nello sport una promozione o una sconfitta ai playoff ti possono cambiare la carriera, come è successo a tanti giocatori”.

D: La stagione che ti ha dato più soddisfazioni?

R: “Siccome quella che sto giocando deve ancora terminare e non posso pronunciarmi, ritengo che la stagione dello scorso anno a Lecco sia stata quella che mi ha dato più soddisfazioni. Abbiamo avuto tante difficoltà, tanti infortuni ed alla fine è stata una bella annata. Ho ritrovato e ho potuto giocare insieme ad un mio grande amico (Gaetano Spera, ndr). L’annata più bella a prescindere dai risultati”.

D: Vuoi mandare un saluto ai tuoi ex tifosi?

R: “Un grande in bocca al lupo per il prosieguo del campionato, non mi pronuncio su nulla, ovviamente. Dico soltanto di continuare a seguire questa meravigliosa squadra per farla arrivare lì dove merita di essere”.

Ferdinando Maggio
Ufficio Stampa Cestistica Città di San Severo

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