2018-19-PS-Mirko-Romani.jpgE' Mirko Romani, nato a Sant'Elpidio a mare, il 29 aprile 1988, il personaggio con cui ci siamo intrattenuti questa settimana. Una carriera trascorsa quasi esclusivamente nelle Marche quella di Mirko Romani, che ha girato tra Civitanova, Montegranaro e soprattutto Porto Sant'Elpidio a cui è ancora legato in questa stagione agonistica. Uniche sue due stagioni fuori dalla regione natia quelle vissute con la casacca di Anagni nel 2009/2010, quando vinse il campionato di B Dilettanti, e quella successiva in A Dilettanti. La sua migliore stagione sotto il profilo realizzativo è stata nel 2014/2015 quando chiuse con circa 10 punti di media in 24 incontri disputati. Il suo best score, invece, lo ottiene nell'anno 2016/2017 nella vittoriosa partita in quel di Matera, quando realizzò 19 punti.

Di seguito quanto ci siamo detti nel corso della nostra chiacchierata:

D: Sesta stagione consecutiva in maglia elpidiense: hai davvero un legame forte con questa società?

R: "Si, è un legame molto forte. E' una società che dopo un infortunio importante occorsomi ha creduto fortemente in me. Vero che questa è la sesta stagione consecutiva, ma all'età di 19 anni ne ho fatta un'altra, in serie C1 di quel tempo. C'è un rapporto di stima reciproca tra noi".

D: Ad eccezione di un paio di stagioni hai sempre giocato in squadre marchigiane: attaccamento al territorio o c'è un'altra spiegazione?

R: "Si, in effetti ho giocato soltanto due stagioni fuori, entrambe ad Anagni. La mia è stata più che altro una scelta di vita, perchè, dopo l'esperienza ad Anagni, ho cominciato a studiare, portando a termine gli studi con una laurea in scienze infermieristiche, per quella che è la mia professione, ovvero quella dell'infermiere. Forse non tutti sanno che unisco il lavoro alla pallacanestro. Sto lavorando presso l'ospedale pediatrico Salesi di Ancona e quindi per me è un doppio impegno, da una parte il basket, dall'altra la mia professione. Poi ovviamente la vicinanza della famiglia ha inciso ulteriormente in questa scelta".

D: Finora due sole vittorie ai danni di Teramo e Catanzaro, anche se alcune sconfitte le avete subite di misura: a cosa imputi questo avvio lento?

R: "E' un campionato molto difficile, noi abbiamo costruito una squadra buona, a mio parere, solo che in alcune partite ci è mancata la giusta spallata, magari quel canestro che tagliasse le gambe all'avversario. Purtroppo non siamo riusciti a farlo, abbiamo peccato un po' di inesperienza, ma abbiamo dimostrato comunque di essere una squadra che lotta fino alla fine. Dobbiamo sicuramente migliorare ed è quello su cui stiamo lavorando".

D: Il vostro obiettivo è la salvezza o puntate a qualcosa di più ambizioso?

R: "Penso che dobbiamo ragionare di partita in partita, cercare di giocarcela con tutte e, a tal proposito, abbiamo dimostrato di poterlo fare, vedi Fabriano, Giulianova e Pescara. Ci manca quel quid in più che con il lavoro cercheremo di far venire fuori. Questo è necessario per portare a casa la salvezza, poi, se verrà qualcosa di meglio, tanto di guadagnato".

D: Un paio di anni fa un infortunio ti ha costretto ad uno stop forzato: come si vivono da atleta quei momenti, ma soprattutto cosa si prova quando si mettono nuovamente i piedi sul parquet?

R: "Quando si ritorna in campo un po' di paura c'è sempre, ma questa non è e non deve essere la mentalità di uno sportivo, perchè pensi al sacrificio che hai fatto, alla costanza che ci hai messo, al tempo impiegato e anche al dolore sofferto. Tutto questo prevale sulla paura perchè alla fine pensi che hai meritato, per i motivi che ho detto, di ritornare a calcare il parquet e questo momento lo si deve vivere come una vittoria, un traguardo raggiunto".

D: Parliamo un po' di te: hai conseguito una laurea in scienze infermieristiche ed un master in coordinamento, una gran bella soddisfazione per te, ma quanto sacrificio ti è costato?

R: "Molto sacrificio! La laurea in infermieristica ti costringe a lavorare, studiare e dare gli esami, unisci a questo che dovevo allenarmi e poi andare a giocare, quindi ti rimane ben poco tempo a disposizione per altro. Io ho fatto questa scelta considerando che la pallacanestro non può essere per sempre, quindi ho cercato di investire sul mio futuro. Mi è costata molta fatica, ho dovuto rinunciare a tante cose, tra cui condividere alcuni momenti con gli amici".

D: Le tue passioni, oltre al basket, quali sono?

R: "Mi piacciono molto gli orologi, così come gli animali. Ho un cane con cui trascorro tantissimo tempo insieme nei momenti di pausa, anche perchè è a casa e quindi in un certo senso non posso non passare del tempo con lui. Altre passioni sono le moto, le auto e tanto calcio".

D: Come è nata invece la tua passione per il basket?

R: "E' nata da quando avevo 5 anni. C'era mio cugino che giocava a basket in serie D e mi è nata la passione seguendolo, insieme a mio padre, durante le sue partite. Da lì non ho mai smesso di calcare i parquet".

D: La tua più grande gioia nella vita?

R: "Prima di tutto la mia famiglia e poi le soddisfazioni che ho avuto sia come giocatore che come studente. Il mio lavoro mi dà tante soddisfazioni, perchè stando in sala operatoria vedi tantissimi bambini sofferenti a cui risolvi dei gravi problemi".

D: Un nostro assiduo lettore ci tiene molto che io faccia questa domanda ai nostri "personaggi" e questa volta voglio accontentarlo: cosa pensi del movimento cestistico sanseverese anche in considerazione del gemellaggio esistente tra gli ultrà di Porto Sant'Elpidio e di San Severo?

R: "Venire a San Severo è sempre un'emozione unica, perchè vieni a calcare un parquet importante, dove non solo sono passati grandi giocatori, ma dove gioca una squadra ai vertici della categoria da più anni. Poi giocare davanti a tanta gente per un giocatore è sempre un'emozione unica. Spero che San Severo continui su questa strada perchè ha compiuto passi da gigante e si sta esprimendo ad altissimi livelli e poi, con un campo caldo come questo, con dei giocatori di questo livello e con delle persone brave sotto ogni aspetto, non può non meritare di giocarsela fino alla fine".

Ferdinando Maggio
Ufficio Stampa Cestistica Città di San Severo

 

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