2018 19 TB Luigi CoppolaCuore giallonero, sanseverese purosangue, tanti sacrifici e tanta dedizione per lo sport che ama, un sogno chiamato serie A, ma con la squadra della sua città. Stiamo parlando di Luigi Coppola che questa settimana abbiamo “torturato” con le nostre domande per conoscere meglio lui e il suo rapporto con la squadra.

Classe 1998, Luigi sta vivendo delle stagioni esaltanti, come lui stesso ha dichiarato, con la squadra della nostra città. Due annate ai vertici del campionato di serie B, la soddisfazione di giocare lo scorso anno la Final Eight di Coppa Italia, di vincere i playoff e di giocarsi la promozione in A2 in quel di Montecatini. Quest’anno vivrà nuovamente l’emozione della Final Eight, per la quale si sente già carico. Nel campionato in corso in sole 9 presenze ha già realizzato più punti di quanti è riuscito a iscrivere a referto nella passata stagione.

D: Ancora una stagione in giallonero: cosa vuol dire per te indossare la canotta della squadra della tua città?

R: “Per me è un grandissimo onore e mi riempie d’orgoglio giocare per e con la squadra della mia città, in un ambiente del genere e con l’obiettivo di prenderci ciò che lo scorso anno non ci è riuscito. Sicuramente tutto ciò mi da tante motivazioni, la società ha creduto in me ed io sono rimasto con grande entusiasmo ed immensa gioia. Se poi a tutto ciò aggiungi che in molti vorrebbero essere dove sono io ora, puoi immaginare quanto sia grande il mio orgoglio ad indossare questa canotta”.

D: Ogni anno che passa acquisisci sempre più minutaggio. Quest’anno Salvemini ti utilizza sempre più spesso in partita….

R: “Da questo punto di vista non mi posso assolutamente lamentare. Conosciamo tutti la squadra che è stata allestita quest’anno e di fronte a certi giocatori non posso certo pretendere oltre; il mio minutaggio è quello. Ovviamente in allenamento sono spronato a dare ogni giorno di più per dimostrare a Giorgio che il minutaggio che mi dà lo merito e magari riesco a guadagnarmi anche qualcosa in più. Il nostro coach utilizza noi under, mi riferisco anche a Fabrizio e Andrea (Piccone e Petracca, ndr), nelle partite in cui noi possiamo esprimerci bene e dare una mano alla squadra”.

D: Essere in un roster con giocatori quali Stanic, Ruggiero, Antonelli, Rezzano, Di Donato, Scarponi, Sodero, cosa vuol dire per te? Quanto ti fa crescere?

R: “Tantissimo, perché sono giocatori non solo di assoluto livello, ma che dispensano tanti consigli, non ti fanno pesare gli errori a differenza di quanto accadeva nel passato. Questo loro atteggiamento positivo fa sì che la squadra cresca insieme e permette a noi under di crescere individualmente”.

D: Tu sei tra i reduci di Montecatini: come hai vissuto l’esperienza?

R: “Partecipare alla final four di Montecatini è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Ma è stata tutta la stagione esaltante; vincere il campionato e vincere i playoff per me ha rappresentato un momento importante associato ad una grandissima emozione. Mi rifaccio alle parole di Emidio (Di Donato, ndr), che ha detto che quella dello scorso anno è stata un’esperienza che ci ha segnato, perché noi “reduci” abbiamo quella fame, quella voglia di riscatto che mettiamo in campo partita dopo partita, ma anche in ogni allenamento. Io poi essendo di San Severo l’ho vissuta ancor con più passione e mi è rimasto un amaro in bocca che voglio assolutamente cancellare con qualcosa di importante quest’anno”.

D: Secondo anno consecutivo al giro di boa del campionato da imbattuti, quanto è importante e quanto vi dà convinzione dei vostri mezzi?

R: “Le 15 vittorie sono tutte frutto del nostro duro allenamento, perché tutti ci diamo dentro come matti, abbiamo un’intensità addirittura superiore a quella delle partite di campionato. Tutto questo serve a dare sicurezza a tutto il gruppo. Ce le siamo meritate, anche perché nello sport nulla è scontato e come abbiamo noi voglia di portare a casa la partita, anche gli avversari lo vogliono, nessuno ci affronta regalandoci nulla, anzi, al contrario, cercano l’impresa”.

D: Chi è Luigi Coppola fuori dal campo?

R: “Sono un ragazzo molto aperto, non mi faccio alcun problema e cerco di aiutare tutti. Sia nella vita che nello sport non mi tiro indietro mai, se c’è da lavorare e sudare lo faccio volentieri. Sono molto socievole, lo sono sia dentro al campo che fuori, ho un ottimo rapporto con tutti i compagni di squadra, perché cerco di legare da subito per fare gruppo, cosa che ritengo importantissima se si vogliono raggiungere certi traguardi”.

D: Quali sono i compagni con cui hai legato di più?

R: “Oltre ai compagni dello scorso anno, con cui c’era già un legame importante, quest’anno ho legato con tutti, con Fabrizio, Guglielmo, Andrea (Piccone, Sodero, Petracca, ndr) che sono miei coetanei, ma anche con i “vecchietti” (lo dice in maniera del tutto amichevole) ho creato un bel rapporto e ne sono contento, siamo davvero un bel gruppo unito”.

D: Qual è il tuo rapporto con coach Salvemini?

R: “Anche con lui ho un bel rapporto, molto sincero. Quando abbiamo da dirci delle cose ce le diciamo senza alcun problema, ci confrontiamo senza peli sulla lingua. Ma questo accade anche con Nicolas, Jack e Matteo (Panizza, Giacomo Piersante e Del Principio, ndr). Giorgio è stato il primo a contattarmi dopo la mia riconferma qui a San Severo e si è detto molto contento di avermi nuovamente a disposizione”.

D: Le tue passioni principali?

R: “Il basket è la mia vita! Oltre non vedo altro, sono totalmente concentrato sullo sport che pratico”.

D: In estate hai partecipato alla Summer League: ci racconti le tue impressioni?

R: “E’ stata la mia prima esperienza e devo per questo ringraziare il mio procuratore. E’ un bel palcoscenico, perché hai modo di incontrarti con giovani promettenti che vengono da diverse nazioni. E’ un modo per conoscere altri giocatori, sono rimasto soddisfatto e mi propongo di rifarla anche la prossima estate”.

D: Ai giovani che si avviano al basket cosa vuoi dire?

R: “Devono crederci sempre, perché nulla è dato al caso. Credere in sé stessi è fondamentale, guai a non farlo, nello sport e nella vita non bisogna mollare mai.”

D: Da 1 a 10 quanto è dura la vita da cestista e perché?

R: “Ti dico sinceramente che la vita da cestista è dura, ma non per via della stanchezza fisica, perché se paragoniamo certi lavori al nostro, procurano sicuramente più stanchezza di quella che noi abbiamo dopo un allenamento o una partita. E’ dura per la dedizione che devi metterci, a livello mentale ti assorbe tanto, devi essere sempre concentrato per dare il massimo e poter migliorare. Io poi sono avvantaggiato perché “gioco” in casa, ma tanti miei compagni sono lontani da casa loro e questo si somma alle difficoltà di mantenere sempre alta la concentrazione. Da 1 a 10 direi 8”.

Ferdinando Maggio
Ufficio Stampa Cestistica Città di San Severo

 

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