Voci dal campionato... 22a puntata

Momenti di gloria…comunque. I NERI hanno figurato in maniera eccellente nella kermesse di Rimini ed ora si fregiano di essere, solo un impercettibile gradino sotto la vincente Scauri,  la seconda squadra  italiana di serie C. Scusate se è poco.

Il commento sulla prestazione complessiva delle tre partite disputate è innegabilmente positivo. Nessuna formazione, ivi compresa quella che alla fine ha sollevato la coppa, può affermare di essersi esibita su livelli superiori a quelli espressi da San Severo. Un solo canestro di differenza non qualifica una squadra superiore e l’altra inferiore, anche se è vero che assegna la vittoria o la sconfitta. I gialloneri sembra che abbiano assimilato un sistema di gioco offensivo indubbiamente più vario rispetto a quello messo in mostra fino a qualche partita fa, con la ricerca di soluzioni meno standardizzate e votate esclusivamente al tiro da 3, mostrando buone ed efficaci alternative. Forse un po’ meno nella partita di finale. La fase difensiva, fin qui già garanzia del team sanseverese, si è pronunciata ancora a buoni livelli. Le individualità raccontano di conferme relative a quei giocatori più particolarmente inclini a saper prendere di petto e con lodevole rendimento sfide d’alto livello e decisive. Il 3° quarto è stato l’ indicatore per capire cosa ha rovinato una festa che sarebbe entrata nella storia della nostra pallacanestro.

L’analisi poi, nella partita di finale, degli ultimi 26” e poco più, con il punteggio in parità, va così esposta. Il coach individua la strategia da applicare. Una è quella di far commettere subito un fallo in modo da mandare in lunetta il giocatore avversario con tutte le conseguenti possibili opzioni…quella più auspicabile sarebbe l’errore dell’avversario su entrambi i tiri. Un’altra è che siano realizzati entrambi i tiri e, quindi, la possibilità di impostare una propria azione d’attacco per tentare quanto meno di impattare di nuovo. Oppure che sia realizzato un solo canestro, il secondo, con la rimessa a proprio favore per organizzare un’azione d’attacco che  miri anche a vincere la partita. Infine la possibilità di un solo canestro realizzato, il primo, e conseguente necessità di entrare in possesso del pallone con un rimbalzo per poter dar origine ad un’azione d’attacco. Tutte soluzioni, che in termini teorici, possono anche consentire di vincere la gara. Nel nostro caso si può parlare di scelta di una strategia attendista vocata a far trascorrere i 24” utili alla squadra avversaria per la conclusione al tiro, ancorchè sotto pressione come è avvenuto. Ora due sono le principali opzioni possibili: che la squadra avversaria realizzi il canestro…questo significa poter poi utilizzare il rimanente tempo per andare al tiro a propria volta. Nella nostra situazione avremmo avuto a disposizione qualcosa più di 2”, se gli avversari avessero tentato come è successo un tiro al limite dei 24”. L’altra opzione è che l’avversario, com’è nelle speranze della strategia utilizzata, sbagli il canestro e la mia squadra con un buon rimbalzo difensivo entri in possesso del pallone per tentare poi l’ultima conclusione… in questo caso è fondamentale tenere in campo il proprio miglior rimbalzista.

Ma a queste che sono le computerizzate scelte da potersi compiere, spesso si sovrappone ilsentire dell’allenatore. Quella voce interiore che ti detta anche di utilizzare una strategia cosiddetta paradossale. E che a volte ti dà anche ragione. Purtroppo non è stato così.

Se siete finora riusciti a seguirmi vi ringrazio e vi riconosco la capacità di interpretare le complesse strategie del basket.

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