Alessandro GrandeRitorna la nostra rubrica con protagonista Alessandro Grande, playmaker in forza alla Bawer Matera.

Nato a Roma l’ 8 novembre 1994, 75 kg di peso e 180 cm di altezza; è questa la carta d’identità di Alessandro Grande gran prospetto del basket italiano. Si avvia alla pallacanestro nelle giovanili della Stella Azzurra Roma, società che di giovani talenti se ne intende, e ottiene il suo primo riconoscimento nel 2013 quale miglior playmaker nelle finali nazionali Under 19 che si sono disputate ad Udine. Di lì subito il salto in A2 Gold con la Scaligera Verona nella stagione 2013/2014 a cui segue la firma per Veroli nella stessa categoria, ma questa non è stata una esperienza esaltante per Alessandro, perché la squadra non riesce a terminare il campionato e la società svincola i giocatori nel febbraio 2015. Così gli Stings di Mantova diventano la sua nuova squadra in cui ben figura con 5,7 punti e 2 assist di media nelle sette partite che disputerà. Nella stagione 2015/2016 indossa la canotta dell’Angelico Biella sempre in A2 per poi passare, a gennaio 2016 alla Benacquista Latina. Importanti le sue partecipazioni ai raduni nelle nazionali giovanili, tra cui si ricorda l’esperienza sulla portaerei Cavour per l’incontro amichevole tra le nazionali under 18 di Italia e Svezia.

Raggiunto telefonicamente, Alessandro ci ha concesso questa intervista:

D: Hai trascorso diverse stagioni in A2, quest’anno hai deciso di accettare la proposta di Matera in serie B. Cosa ti ha colpito del progetto materano?

R: “E’ stato un vedere la stagione da una prospettiva diversa, avevo voglia di giocare per posizioni di più alta classifica sentendomi importante all’interno di un progetto e, visto che Matera mi ha proposto questo, io ho deciso di accettare la sfida. Sapevamo che sarebbe stato complicato, non sapendo quale campionato disputare, quando poi c’è stata l’ufficialità che avremmo disputato il campionato di serie B ho confermato. Avevo voglia di prendermi delle responsabilità e di farlo in maniera competitiva in una società seria”.

D: Quest’anno forse per voi le prospettive erano altre, finora avete disputato un campionato altalenante che però non vi preclude alcuna possibilità; i play off sono una storia a parte...

R: “Per il momento attuale sono positivo e resto positivo perché dai play off si azzera tutto e non conta più nulla qualsiasi cosa fatta prima e comunque noi nella nostra stagione, seppur fatta di alti e bassi, abbiamo dimostrato di potercela giocare con tutti, anzi abbiamo vinto contro tutte le squadre che son sopra di noi in classifica, purtroppo abbiamo perso molti punti in maniera banale. Tuttavia visto che ora l’obiettivo sono i play off, dobbiamo giocarcela perché niente è precluso. Per quanto riguarda le prospettive siamo partiti con l’obiettivo di arrivare tra le prime quattro, abbiamo fatto qualche passo falso di troppo, ma non è un campionato facile e poi, per le caratteristiche che abbiamo, ingranare nei primi mesi per noi è stata dura, poi le cose sono andate meglio”.

Cosa ti hanno dato le esperienze nelle varie nazionali giovanili?

R: “Moltissimo! Devo dire che quando ho fatto i primi raduni con l’under 18 e poi tutta l’estate con coach Capobianco mi si è veramente aperto un mondo perché ho cominciato a vedere quello che davvero è il basket in tutto e per tutto, dal modo di allenarsi, alle minime sfaccettature del gioco per il mio ruolo. Pur essendo sempre stato abituato ad avere degli allenamenti pesanti, quell’esperienza mi ha portato ad aggiungere dei dettagli proprio sul modo di concepire il basket e per me è stata una grandissima opportunità di crescita. Poi indossare la maglia della nazionale ti da sempre una grande emozione ed io ho avuto la fortuna di esordire su una portaerei, in diretta sky, tutto bellissimo!”

D: Hai un obiettivo dichiarato?

R: “Sono uno che non si accontenta, che sia un bene o che sia un male. Per ora il mio obiettivo principale è fare il meglio possibile, perché non voglio arrivare poi a pensare “avrei potuto, avrei dovuto”. Non parto con l’idea di dover vincere il campionato, ma voglio cercare di dare tutto, perché dopo un anno sarebbe un peccato non farlo. Restando in questa categoria voglio arrivare ad essere un playmaker di riferimento, di spicco. Voglio prendermi le mie responsabilità in modo che possa continuare a crescere. In poche parole non voglio accontentarmi”.

D: Nelle statistiche risulti al quarto posto come media palle recuperate e al quinto come totale palle recuperate e assist serviti; in poche parole difendi bene e sei al servizio della squadra in attacco. Ti ritrovi con le tue caratteristiche?

R: “Sicuramente mi ritrovo, perché quando gioco non mi piace essere monodimensione, cioè fare soltanto una cosa, mi piace essere di aiuto in tutto; in attacco cerco di essere pericoloso da solo, ma cerco anche di mettere in condizione i miei compagni di esserlo, cerco di andare a rimbalzo, di pressare sulla palla e poi a livello statistico tutto questo ritorna. Il mio rammarico in questa stagione è stato che in un mese ho avuto un’espulsione e due falli tecnici che mi hanno fatto saltare delle giornate che poi hanno pesato sulle mie medie”.

D: In cosa devi migliorare?

R: “Tante cose bisogna migliorare! Secondo il mio punto di vista il mio ambito di miglioramento è più legato ad un aspetto mentale che prettamente tecnico, parliamo di lettura delle partite, se bisogna aumentare il ritmo o se bisogna rallentarlo, se in un particolare momento serve più rubare un fallo che portare l’azione al termine. In poche parole una serie di atteggiamenti che poi vanno a creare un legame dalla panchina al play. Questo è anche uno dei motivi per cui ho cercato spazio e responsabilità, perché soltanto vivendo determinate situazioni impari a gestirle meglio e quindi a crescere”.

D: Hai vissuto un’esperienza non bella a Veroli nel febbraio 2015 quando la società non ha potuto concludere il campionato... Cosa si prova in queste situazioni?

R: “E’ stata veramente una stagione complicata perché i problemi si sono visti da subito. Eravamo partiti con un’idea di squadra, poi ci siamo persi subito per strada e man mano che si andava avanti diventava sempre più pesante anche ciò che riguardava la logistica e la vita oltre quello che riguardava il campo. Questo ha complicato notevolmente tutto ed è finita male, sono stati momenti brutti! Unica nota positiva è che comunque ho avuto un buon approccio alla situazione che si è creata e questo è stato altro spunto di crescita e un’esperienza di vita. Resto contento di quello che sono riuscito a fare in campo”.

D: Hai un hobby particolare?

R: “Mi piace molto la musica, nei momenti in cui ho bisogno di tirarmi su la ascolto sempre, studio scienze motorie, sono al secondo anno, mi piace molto stare in mezzo alla gente e quest’anno, sarà per il calore della gente del sud, ho conosciuto tantissime persone. Non mi piace molto stare a casa, ma se ci sto allora guardo serie TV, film, leggo libri... vado molto a momenti, sicuramente non mi annoio”.

D: Se ti chiedessero chi è Alessandro Grande, sapresti descriverti?

R: “Direi che sono un ragazzo di buon cuore a cui piace molto legare con gli altri e quindi dare agli altri. Sono anche un ragazzo emotivo, razionale... Come puoi notare vado molto da un eccesso all’altro... cerco di essere sempre positivo e voglio essere limpido, trasparente, inoltre sono anche “rosicone”.

Chiudiamo la rubrica ringraziando Alessandro Grande per la sua disponibilità e complimentandoci con Luigi Greco per aver indovinato il personaggio di questa settimana.

Ferdinando Maggio

Ufficio Stampa Cestistica Città di San Severo

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