Il personaggio della settimana: Marco Cucco

Marco CuccoIn occasione del derby pugliese tra l’Allianz e l’Ambrosia Bisceglie abbiamo voluto dedicare al talentuoso playmaker Marco Cucco questa nuova “puntata” della rubrica “il Personaggio della settimana”.

Marco Cucco è nato a Salerno il 18 marzo 1994 è alto 190 cm e pesa 78 kg. E’ cresciuto cestisticamente nelle giovanili della sua città natale per passare poi nelle fila della Juve Caserta. Il suo primo passo importante lo compie nel 2010 quando approda alla Virtus Siena dove esordisce nel terzo campionato nazionale quando non aveva ancora compiuto 18 anni. A Siena vince anche il campionato italiano under 17. Nella stagione 2013-2014 fa tappa a Firenze, prima di scendere al sud in Basilicata l’anno dopo e precisamente a Matera dove gioca in A2 Silver. A fine stagione, ritorna in Campania per disputare i play off con Agropoli, alla corte di coach Paternoster , conquistando la promozione in A2, mentre nel 2015-2016 firma per la Cesarano Scafati Basket, allenato da coach Luigi Iovino, dove disputa il campionato di serie B nel girone C. Nella stagione corrente l’Ambrosia Bisceglie ha vinto la concorrenza di altre squadre, anche di categoria superiore, assicurandosi le sue prestazioni, finora lusinghiere con 11,5 punti di media a partita che lo ergono a miglior realizzatore della propria squadra.

Ad avvalorare le qualità del play campano è la partecipazione nel 2014, con la nazionale Under 20 guidata da coach Pino Sacripanti, al campionato europeo under 20.

Anche Marco Cucco ha gentilmente accettato di colloquiare con noi nell’immediato post partita e di seguito si riporta l’intervista:

D: Hai esordito nel terzo campionato italiano quando non ancora avevi 18 anni. Quali emozioni hai provato?

R: "Sicuramente emozioni forti perché quando sei molto giovane e sei comunque alla prima vera esperienza, con quelli che vengono considerati grandi, l’emozione è tanta. Mi ricordo che a Siena l’aspettativa della società nei confronti del settore giovanile era grande, quindi noi giovani eravamo anche consapevoli di quelle che dovevano essere le nostre responsabilità. Da questo punto di vista ci siamo sciolti subito per capire come funzionavano le dinamiche per essere poi pronti subito."

D: Hai trovato difficoltà ad inserirti in quell’ambiente?

R: "No, con l’ambiente assolutamente no, perché avevamo quei giocatori “maturi” che ti aiutano nell’inserimento, allo stesso tempo non ti nego che sia a livello tecnico che a livello fisico c’è comunque quell’impatto a trovarti con dei giocatori che giocano da diversi anni a quei livelli e quindi fai un po’ di fatica, però poi prendi la mano e ti abitui e soprattutto fai esperienza che è fondamentale."

D: E la convocazione in nazionale Under 20 con coach Pino Sacripanti?

R: "Quella è probabilmente nella mia breve carriera una delle più belle esperienze che conservo con grande affetto, soprattutto perché con Pino ho un grandissimo rapporto sin dai tempi di Caserta (ho fatto li le giovanili e lui era il capo allenatore) avendo lui molta attenzione verso il settore giovanile, poi ritrovarlo nella nazionale giovanile più importante per me è stato un grande traguardo e una grande soddisfazione. Conservo questo ricordo con grande gelosia."

D: Sei tra i playmaker più promettenti di questo girone di serie B. Per te questo è un peso o al contrario ti sprona a fare sempre meglio?

R: "No devo essere onesto nel dire che per me è un grande stimolo. Ho avuto negli anni scorsi un po’ di difficoltà ad emergere nei campionati di A2 Silver dove avevo degli attimi buoni, ma non riuscivo mai a trovare continuità. Dopo i play off ad Agropoli e l’anno vissuto a Scafati ho preso molta confidenza con questo campionato, ho trovato in Bisceglie una società che mi ha dato fiducia e spero di continuare a ricambiarla e questa cosa mi da grande entusiasmo nel lavorare ogni settimana in palestra."

D: Quando hai accettato la chiamata di Bisceglie, pensavi di andare a giocare per una squadra da vertice della classifica o è una piacevole sorpresa?

R: "A dire la verità l’effetto sorpresa c’è, nessuno se l’aspettava anche in considerazione degli organici delle altre squadre di questo girone, però nello stesso tempo molti dei giocatori con cui gioco quest’anno li conoscevo già da avversari. Il coach ha una storia che parla per lui e quindi era almeno un pochino preventivabile che questa squadra , forse non così presto, potesse emergere trovando il giusto amalgama."

D: Sei giovane, ma hai già giocato in tante squadre sempre con ottimi risultati personali e di collettivo. A cosa sono dovuti i frequenti trasferimenti? Forse da un approccio sbagliato da parte delle società?

R: "Ti dico, in maniera molto concisa, che molte società, pur non facendolo di proposito, ma per voglia di raggiungere subito dei risultati, dopo un’annata non soddisfacente, per qualsivoglia motivo, sono portate a rivoluzionare un gruppo che magari a fine stagione cominciava a trovare il giusto amalgama e sarebbe stato pronto a ripartire per la stagione successiva. Faccio un esempio: Ravenna; da diversi anni gioca in serie A2 con un nucleo di italiani che è solido ed è partita dalla vecchia serie B, stravinse il campionato e l’anno dopo riconfermò il nocciolo duro insieme a giocatori come Rivali, che ora gioca a Montegranaro, Bedetti e altri giocatori che sono stati li per diversi anni a rotazione cambiando gli americani hanno avuto comunque successo per quella che era la loro aspettativa. Tornando al campionato di serie B siamo al solito discorso, probabilmente i giocatori per varie questioni spesso sono “costretti” a cambiare meta e questo può non giovare oltre che al giocatore anche alle società."

D: Hai avuto diversi allenatori, da Paternoster, passando per Iovino, fino a Sorgentone; con chi sei riuscito ad esprimerti meglio? Il basket di chi si adatta meglio alle tue caratteristiche?

D: "In questi due anni e mezzo ho trovato tre allenatori con i quali io mi sposo molto bene perché hanno un gioco molto veloce fatto di contropiede, di corsa, ragionato, ma allo stesso tempo anche un po’ “frizzante”. Non nego che con Paternoster mi sono trovato bene perché entrando dalla panchina riuscivo spesso a spezzare molto il ritmo, con Sorgentone quest’anno mi trovo molto bene perché sento la responsabilità del mio ruolo e cerco di fare il mio dovere, ma alle mie spalle c’è anche un bravissimo playmaker che è Di Emidio che nei momenti in cui rifiato è molto bravo a gestire la squadra. La stessa cosa devo dire con Iovino a Scafati , lui mi ha dato carta bianca nel senso che sapeva che io sono una persona abbastanza diligente e quindi mi lasciava libero di fare, poi sentire la fiducia da stimoli in più."

D: Se non fossi diventato un giocatore di basket, cosa ti sarebbe piaciuto fare nella vita?

R: "Devo dire l’avvocato perché mio nonno è stato un avvocato abbastanza conosciuto nella zona del salernitano. E’ una cosa che mi avrebbe fatto molto piacere. Finito il liceo scientifico ho fatto un anno di giurisprudenza, ma era davvero difficile conciliare questo tipo di studi con lo sport, attualmente sono al secondo anno di scienze motorie che è un po’ più semplice e si associa un po’ più facilmente agli impegni sportivi."

D: Ci racconti un po’ di te, di quello che fai quando non ti alleni?

R: "Sono una persona molto semplice, mi piace visitare i luoghi; il fatto di essermi spostato molto mi ha dato la possibilità di conoscere tanti posti in Italia , mi piace mangiare prodotti tipici, mi piace anche molto leggere. Seguo molto l’attualità e le questioni che accadono nei nostri giorni. Ho un cane e mi ci dedico abbastanza, anche questo è un grande impegno, è comunque una passione perché mi piacciono gli animali. Quest’anno poi non sono molto distante da casa e quindi torno spesso a trovare la mia famiglia e la mia fidanzata."

Complimenti a Roberto Di Mauro che ha risposto per primo al nostro indizio per indovinare il personaggio di questa settimana. Questa volta proponiamo: anche lui è stato giallonero, ma...

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Ferdinando Maggio

Ufficio Stampa Cestistica Città di San Severo

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