VIncenzo Di ViccaroQuesta settimana, reduce dal big Match con la “nostra” Allianz, è Vincenzo di Viccaro il “personaggio” della rubrica.

Vincenzo è nato ad Anzio il 1 aprile 1984, è alto 192 cm e pesa 87 kg. E’ una guardia pura, ottimo tiratore dalla distanza, tanto da essere soprannominato “il cecchino”, ma con buone qualità anche in avvicinamento al canestro. Comincia nelle giovanili della Virtus Siena nella quale ha la soddisfazione di vincere un campionato juniores nel 2003. Tante le casacche che ha vestito in giro per l’Italia, tra Sicilia, Puglia, Lazio, Basilicata, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia; nella stagione 2006/2007 è a Patti, in quella successiva a Modena e nel 2008/2009 arriva a San Severo dove conquista la finale play off persa contro Agrigento con il finale thriller di gara 4 all’ombra della Valle dei templi e dove chiude la stagione con una media a partita di 13,44 punti (che finora è la sua migliore media realizzativa stagionale). Nel 2009/2010 resta in Puglia, ma più a sud con Massafra in serie B conquistando la promozione in A dilettanti. Dopo la parentesi di Potenza, nel 2011 sbarca nuovamente in Sicilia firmando per Agrigento dove rimarrà fino al 2014 e dove contribuisce alla scalata alla LegaDue Silver, prima, e alla LegaDue Gold, dopo. Ad Agrigento vince anche una Coppa Italia di categoria nel 2012. Nel 2014/2015 accetta di andare ad Udine in serie B, mentre l’anno successivo è a Falconara dove gioca le semifinali play off perdendo contro Montegranaro che nella stagione attuale è diventata la sua nuova squadra.

Come d’abitudine, anche a Vincenzo Di Viccaro, raggiunto telefonicamente, abbiamo posto alcune domande sulla sua vita sportiva, ma anche privata:

D: La prima domanda è d’obbligo: cosa ti ha lasciato l’esperienza di San Severo?

R: "Io a San Severo ho lasciato tante persone che ancora oggi mi chiamano, abbiamo passato un anno positivo sicuramente, a prescindere dal fatto che abbiamo perso la finale play off, abbiamo ottenuto tante vittorie. Non posso dire di avere un brutto ricordo della città e dei tifosi, a parte qualche episodio che, dove c’è un pubblico caloroso è normale che ci sia, però tutto sommato non posso dirti di essere stato male. Avevo la possibilità di rimanere anche l’anno successivo solo che non per causa mia, come magari tanta gente può pensare, non è andata in porto la cosa, la società mi aveva addirittura chiesto a novembre di rinnovare, abbiamo deciso di attendere qualche mese e poi non se n’è fatto più niente, ma va bene così."

D: Su quest’ultimo aspetto, vuoi precisare qualcosa di più? Qualcuno mugugna…

R: "Sulle scelte non è che devo dare spiegazioni a qualcuno, a parte il fatto che nessuno me le ha chieste, ma non devo dare giustificazioni. Inoltre mi è capitata, quando siete saliti in LegaDue con coach Ciani, anche la possibilità di ritornare, riprova che se non mi fossi trovato bene non avrei preso in considerazione la proposta. Anche in quell’occasione per una serie di episodi non andò in porto il mio ritorno. Pensa anche che dopo l’esperienza con la Cestistica io dovevo andare proprio ad Agrigento, ma non ci andai perché dovevo rinnovare con San Severo."

D: Non hai mai pensato di stabilire rapporti extra cestistici in una città in cui sei stato, visto il continuo “vagare” da una città all’altra, fatta eccezione per Agrigento?

R: "Purtroppo in Italia, a differenza di altri sport e di altre nazioni, le cose funzionano un po’ così nelle serie minori. Sono veramente poche le squadre che hanno una continuità nei campionati e che preferiscono mantenere un gruppo stabile, altre, dopo un anno di insuccessi, o per cambiamenti interni, invece, cambiano spesso la squadra, mantenendo un gruppo minimo. Probabilmente per una questione economica, ma non è solo il mio caso, tanti giocatori sono costretti a girare. Se guardi i roster, ti accorgi che solo uno/due giocatori vengono confermati da una stagione all’altra. E’ una cosa inspiegabile, perché ti accorgi che le società che hanno ottenuto qualcosa sono quelle che hanno avuto un gruppo stabile."

D: Quindi Montegranaro anche quest’anno non ci ha capito niente?

R: "Guarda io sono più d’accordo con una società che magari arriva ad un passo per vincere, avendo allestito la squadra per farlo, lì ci sta pure, ma una squadra che punta a vincere, arriva ai play off e non raggiunge il risultato, secondo me non è normale smontare una squadra e rifarla. Magari tieni 5/6 tasselli e riparti."

D: Sei soprannominato “il cecchino”, però hai modificato il tuo modo di giocare, che giocatore sei diventato?

R: "La maturità di un giocatore si vede in base a come si adatta alle situazioni in cui si trova; negli anni ovviamente ho sempre giocato in squadre importanti il che ti porta a togliere qualche mattoncino a te stesso per darlo alla squadra. Giocare in squadre costruite per vincere ti porta a toglierti qualcosa per metterti al servizio della squadra, come, ad esempio, preferire ai 20 tiri a partita un fallo in più subito, dare un incitamento in più ecc… E’ ovvio che la trasformazione la adatti alla squadra ed agli obiettivi della stessa."

D: La squadra più forte in cui hai giocato?

R: "La squadra più forte, anche se non sulla carta, è stata in effetti quella dell’anno della B2 ad Agrigento, dove siamo andati oltre le aspettative. Una squadra compatta, di cuore, con tanta energia. Quell'anno mi sento di dire che non potevamo proprio perdere quel campionato."

D: Quella invece in cui avresti voluto giocare?

R: "Dove mi sarebbe piaciuto giocare non te lo so dire, posso solo dirti che mi piacerebbe avvicinarmi di più a casa visto che sono 15 anni che giro per l’Italia. Vicino casa ci sono diverse compagini in categorie importanti, quali Latina e le due romane (tra l’altro lo scorso anno, se non avessi avuto l’infortunio alla spalla, sarei andato all’Eurobasket, per finire la stagione lì), od anche Palestrina e Cassino (con la quale ci sono stati anche dei contatti). A fine carriera non mi dispiacerebbe giocare a casa mia, ad Anzio, dove hanno un bel progetto, con la realizzazione anche di un palazzetto nuovo."

D: Qual è la cosa più importante per te nella vita?

R: "Vivo al mare, ma, girando da 20 anni, non ho mai avuto la possibilità di godermi più di qualche giorno la famiglia, quindi in questo periodo in cui ho la fortuna di avere una famiglia unita colgo l’occasione, ogni volta che posso, di tornare a casa per potermela godere, perché fino a che ho avuto 24/25 anni non l’ho mai fatto al 100%, ma solo quando potevo. Voglio godermi “casa”, questo è il succo."

D: San Severo ti saluta e grazie per la disponibilità

R: "Un saluto ed un ringraziamento a tutti voi."

Poker di complimenti per Cristian Crudele unico ad aver indovinato il personaggio di questa settimana; invece per la prossima l’indizio è: la sua seconda casa è stata una “reggia”. Come sempre potete interagire attraverso la pagina facebook della Cestistica nell’apposita sezione dedicata alla rubrica oppure aggiungendo un commento in calce all’articolo.

Ferdinando Maggio
Intervista di Mario Caposiena

Ufficio Stampa Cestistica Città di San Severo

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