Il personaggio della settimana: Francesco Foiera

Francesco FoieraProsegue il nostro appuntamento con il “personaggio della settimana” che abbiamo voluto dedicare a Francesco “Charlie” Foiera, centro del Crabs Rimini.

Francesco Foiera è nato a Cesena il 15 settembre 1975, è alto 207 cm e pesa 103 Kg. Si è avviato al basket nelle giovanili del Cesena e, a soli 19 anni, in seguito all’infortunio di due giocatori nello stesso ruolo, viene chiamato a disputare il campionato di B1 in forza all’Andrea Costa Imola. Quell’anno conquista la promozione in A2 e, dopo altri tre, compie il balzo in A1. Nel 1999 lascia la squadra imolese per vestire la canotta del Varese dove vince una Supercoppa italiana, mentre l’anno dopo approda a Roseto dove a fine stagione gioca i play off uscendo ai quarti di finale. Nella stagione 2001/2002 gioca a Messina in LegaDue, a cui fanno seguito due stagioni a Ferrara e una a Caserta. Dal 2005 al 2008 ritorna a Ferrara conquistando proprio nel 2008 la promozione in serie A. Francesco resta in LegaDue prima a Livorno e poi a Veroli dove nel 2010 contribuisce alla vittoria della Coppa Italia di LegaDue. Gli anni seguenti lo vedono impegnato in squadre della “sua” Romagna, Forlì, Rimini, Imola, Ravenna e da ultimo ancora Rimini, questa volta in serie B. Una carriera di tutto rispetto e con tante soddisfazioni per “Charlie” Foiera che, dopo la partita del Palaflaminio di Rimini vinta dalla nostra Cestistica, ci ha raccontato un po’ di se e della sua vita da cestista:

D: Hai indossato la canotta di tante squadre del panorama cestistico italiano, ma come ti sei avvicinato al basket, chi ti ha instradato?

R: "Mi sono avvicinato al basket all’età di 10 anni, così, per provare, ero già abbastanza lungo. Ho provato a giocare a calcio, ho provato a giocare a pallavolo e, sai com’è, molte volte segui l’onda, così ho cominciato per gioco e mi ricordo che già i primi giorni mi misero nel gruppo degli “sfigati”. Poi piano piano ho passato ogni step e con tanta fortuna mi son ritrovato a fare la carriera modesta che ho fatto. Sinceramente non rinnego niente e son contento."

D: Cosa rappresenta per te la palla a spicchi?

R: "La palla a spicchi è il mio lavoro, più che altro, ed è una passione, altrimenti a 41 anni, vedendo questa gente che corre e che salta che è una meraviglia e tu che gli devi star dietro diventa difficile. Si fanno tanti sacrifici, però sono molto molto fortunato."

D: Hai vinto una supercoppa italiana a Varese ed una Coppa Italia di LegaDue a Veroli: cosa si prova ad alzare certi trofei?

R: "Nel mio piccolo si prova grande soddisfazione perché è il coronamento di tutti gli sforzi che si sono fatti nella carriera e poi, non sempre, ma alcuni anni con determinati gruppi arrivano anche le vittorie. Vincere la Supercoppa a Varese in A1 da giocatore è stata veramente una bella emozione."

D: Hai 41 anni ed esperienza da vendere, cosa ti senti di dire ai giovani del basket italiano?

R: "Mi sento di dire: 'se volete prendere questa strada fatelo perché è uno sport sano che può insegnare tanto, però sappiate che bisogna fare tanti tanti sacrifici'."

D: C’è un allenatore a cui sei rimasto particolarmente legato e se si perché?

R: "Ho avuto tanti allenatori, tanti mi hanno insegnato, con tanti mi sono scontrato, con tanti non sono andato d’accordo, però tutti mi hanno lasciato qualcosa e non è per dire una frase fatta. Mi ricordo l’ultimo anno in serie A di Rimini, io venni a metà stagione qui e c’era Attilio Caja, un fenomeno secondo me, e lui anche se era tostissimo, mi insegnò tanto. Quei quattro mesi con lui mi hanno riallungato la carriera, ne sono straconvinto."

D: come trascorri il tuo tempo libero?

R: "Il mio tempo libero lo trascorro insieme alla famiglia. Ho due bimbe ed il mio tempo lo passo con loro e mia moglie, inoltre ho la passione per i cavalli."

D: cosa pensi del movimento cestistico sanseverese?

R: "Penso che sia un movimento importante, tra l’altro stavo per venire da voi a giocare, mi ricordo che c’erano Ianes, Childress, Dickens, ma poi preferii accasarmi più vicino, a Rimini. Stasera qui c’era un sacco di gente di San Severo, quindi c’è davvero una grande passione, 400 km son tanti. E poi è una piazza del sud ed io il sud lo amo. E’ una piazza calda ed il basket maschile nazionale ha bisogno di queste piazze ed io spero che gradino dopo gradino torni in serie A."

D: Qual è stato il momento più bello e quello più difficile della tua carriera?

R: "Il momento più bello è stato sicuramente quando ero li dove ho cominciato a giocare io, a Cesena, poi a Imola si sono fatti male due giocatori nel mio ruolo, mi hanno chiamato, ci sono andato, ritrovandomi dalla C di novembre alla A2 di maggio, quindi nel giro di 6/7 mesi ho passato due categorie. Altro momento bello la nazionale A. Il momento più brutto, invece, è stato quando ho giocato a Forlì, sono stato per 4/5 mesi veramente male e poi me ne sono andato, dopo anni che mi cercavano, ma non c’è mai stato del feeling."

Un sentito grazie a Francesco Foiera per la sua disponibilità ed alla dirigenza del Crabs Rimini che ci ha concesso di intervistarlo, nonché a Michele Fantetti di San Severo Sport che ha materialmente realizzato, per nostro conto, l’intervista.

I complimenti vanno, invece, a Cristian Crudele che per la seconda volta di seguito ha indovinato il personaggio. Per la prossima settimana proponiamo il seguente indizio: "ha giocato lì dove riposa Dante". Attendiamo i vostri commenti in calce all’articolo o sulla pagina Facebook nella sezione dedicata alla rubrica.

Ferdinando Maggio

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