2016 Matias Dimarco2Il personaggio del giorno, l’intervistato per la nostra rubrica settimanale, è il Capitano Matias Dimarco che, per l’occasione, ci accoglie con la sua graziosa famiglia (ringrazio cordialmente la Signora Noelia per la pazienza e, soprattutto, ringrazio l’ometto di casa Leon, che stava pranzando). Una speciale intervista che, tra una domanda e l’altra, è stata accompagnata da un infuso di foglie di erba Mate (tutto legale, voglio precisarlo!).

D: Hai creato, qui a San Severo, un nuovo futuro per la tua vita, diventando genitore. Cosa ti ha spinto ad allargare la famiglia, nel pieno della tua carriera?

R: “Sono ormai nove anni che stiamo insieme con Noelia e conviviamo già da un bel po’ ed era un argomento già affrontato da qualche anno. Il nostro è un mestiere altalenante, anche come futuro alquanto incerto e quindi ci portava spesso a ripensamenti. Abbiamo deciso che la nostra storia era molto più importante (che tenerone!) e quindi pensato che era il momento giusto per metter su famiglia.”

D: Sei in Italia da tanto tempo ormai. Sogni di ritornare, un giorno, nella tua Argentina oppure potresti pensare ad un futuro in Italia in pianta stabile?

R: “Ora che abbiamo una famiglia, abbiamo lasciato una parentesi un po’ aperta. L’idea che abbiamo sempre avuto è quella di ritornare, soprattutto per la mancanza degli affetti che sentiamo, anche perché in questo lavoro, girando tanto l’Italia, non abbiamo avuto la possibilità di rimanere tanto tempo in un posto in cui una persona crea amicizie, legami importanti e duraturi. Non vorrei mai far sentire al mio Leon tali mancanze. L’Argentina, per ora, è il nostro futuro ma… non si sa mai.”

D: Come te la cavi con pappe e pannolini?

R: “Tutto molto bello (chissà se dice il vero). È sempre una novità. Ogni giorno c’è sempre qualcosa di nuovo che scopri ed impari. È una sfida con te stesso ed anche con il bimbo. Ed è una gioia immensa! (commovente!) E grazie a questo lavoro, posso essere tanto presente con lui e con Noelia, riuscendo così a godermi mio figlio, che è davvero super simpatico e solare (fidatevi: un vero pacioccone!).”

D: Che padre sei?

R: “Cerco di essere un buon padre. Di essere presente per lui, di giocarci insieme quando ne ho possibilità, di creare quella complicità e quei momenti totalmente nostri, che tra un padre ed un figlio devono esserci. Cerco di renderlo felice. Inizialmente sono stato molto attento e premuroso, ma poi lui mi ha fatto capire che non era l’atteggiamento giusto, gli piace essere molto più libero, come avete visto anche al palazzetto.

D: Il tuo mercato, in Estate, era decisamente “hot”, ma hai scelto ancora San Severo. Come mai?

R: “Fin da quando è finita la passata stagione, avevamo messo in conto di ripartire insieme, per una rivincita (fa riferimento al triste epilogo). Prima di tutto ci siamo trovati bene, con la società, con il gruppo, con l’allenatore ed anche al di fuori. Ed è questa una fortuna, specie per noi che veniamo da fuori, perché non è facile tutti gli anni inserirsi in un nuovo contesto, in una città nuova. Siamo stati accolti molto bene qui a San Severo; Leon è nato qui, Noelia ha creato un suo gruppo di conoscenze ed amicizie al di fuori del contesto cestistico quindi per noi, da un punto di vista familiare, era una sistemazione molto cercata durante tutti gli anni qui in Italia. Poi, abbiamo una società seria ed ambiziosa, che ci han convinto ancor di più a voler restare qui.”

D: Capitano della Cestistica San Severo: che te ne pare?

R: “Premetto che non è un ruolo, soprattutto nella Cestistica, semplice da gestire. Parlando recentemente con Michelon (ah… che ricordi beati!), si constatava che il capitano, qui a San Severo, deve esserlo a 360°, perché devi gestire un po’ tutte le situazioni, anche e soprattutto con i tifosi, un ruolo quindi non semplice da portare avanti. Sono onorato di esserlo perché è una figura che crea in me una motivazione in più per fare le cose bene e con criterio.”

D: Qual è il tuo rapporto con Coen, che ha visto in te la figura di Capitano della sua squadra?

R: “Ci conosciamo già da un anno, in cui tutto è andato per il verso giusto, anche perché siamo stati complici in ogni momento, grazie anche alla stima reciproca che abbiamo. Lo scorso anno ci bastava guardarci negli occhi per riuscire a capire, in ogni momento, cosa stava succedendo. Penso sia per questo, quindi, che Piero abbia scelto me.”

D: Prima della gara contro Pescara hai fatto un appello ai tifosi. Penso abbiano risposto al meglio, non credi?

R: “Decisamente si, tutto molto bello! Penso che lo striscione (Noi con la voce, voi con il cuore – fatto dai Black Devils) non sia stato critico nei nostri confronti, ma di ulteriore sostegno. Anche in settimana, dopo quella brutta partita, loro ci sono stati, segno che tutto andava bene. Noi abbiamo percepito il loro calore ed allo stesso tempo siamo stati in grado di ribaltare questa nostra brutta versione che avete visto.”

D:Come ogni atleta, avrai sicuramente dei sogni realizzati o realizzabili. Ce ne vuoi parlare?

R: “Da quando sono qui in Italia, già il fatto di mantenermi tanti anni in Serie B è stato un ottimo obiettivo raggiunto, perché era una mia ambizione. Al momento, vorrei poter realizzare due sogni, aldilà dell’età, anche perché i sogni non costano nulla, quali: poter vincere un altro campionato, che sarebbe spettacolare, magari da Capitano qui a San Severo, anche perché ci sarebbe Leon qui con me. E poi, perché no, avere una possibilità nella categoria superiore, sarebbe la ciliegina sulla torta (insomma: un futuro roseo, almeno nei suoi sogni, per la nostra beneamata!).”

D: Hai cominciato, dallo scorso anno, una nuova avventura qui a San Severo, seguendo un gruppo di bimbi del minibasket. Cosa ti ha spinto a farlo?

R: “In Argentina ho studiato ISEF (O’Professor!), quindi ho sempre voluto farlo. Sempre lì, ho avuto la possibilità di fare l’allenatore nel minibasket, una esperienza davvero molto carina e significativa. Con qualche società, qui in Italia, ho continuato a farlo e l’anno scorso, grazie a Panizza, mi hanno affidato un gruppo da seguire. Tra l’altro, quello attuale è formato da bambini 2006-2007 davvero molto bravi ed esigenti, quindi è anche molto stimolante perché c’è già stato in loro il passaggio da stare insieme a voglia di fare sport.”

D: Ci congediamo: saluti e pronostici.

R: “In primis voglio salutare tutta la mia famiglia in Argentina, che sono sicuramente i miei primi tifosi. Saluto Noelia e Leon, che sono il motore di tutto. E saluto tutta la famiglia della Cestistica, augurandoci di avere sempre lo stesso seguito e lo stesso calore, anche nelle trasferte più lontane, come quella prossima nelle Marche (a Porto Sant’Elpidio, quindi, non possiamo non esserci), come ormai ci avete abituato.”

Mai dire mai, perché i limiti, come le paure, sono spesso solo un’illusione! (Michael Jordan)

Mario Caposiena

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