Linda Parracino TBLe belle iniziative vanno condivise. La rubrica "taglio basso" acquista nuovo vigore e un diverso stile grazie all'entusiasmo di Mario Caposiena.
Che l'esperimento abbia inizio.

Salve a tutti. Oggi sono in dolce compagnia, con una seria professionista che lavora (tanto) in sordina, dietro le quinte, per rimettere in sesto i nostri atleti più sfortunati (in realtà, ora che son con lei, andrebbe rivisto il significato di sfortuna).

D: Presentiamoci: generalità, istruzione, professione (e magari poi ci lasci anche il numero di telefono).

R:“Ciao a tutti, sono Linda (il suo vero nome è per pochi) Parracino, due lauree, quali Scienze Motorie e Fisioterapia, dopo una discreta gavetta decido di mettermi in proprio, aprendo uno studio di fisioterapia (anche molto ben arredato) ed ora, da qualche anno, collaboro anche con il basket sanseverese”.

D: Perché fisioterapia?

R: “Non c’è un reale motivo. E’ una passione quella per la fisioterapia arrivata e coltivata nel tempo, grazie anche alla bellissima opportunità ed esperienza di lavorare in piscina con bimbi aventi disabilità fisiche” (insomma: Linda for social!).

D: Praticavi sport in gioventù, magari a rotelle (noi sappiamo tutto!)?

R: (Ride) “Voglio precisare che le rotelle sono una passione nuova. In gioventù ho sempre fatto ginnastica artistica e danza ma poi, quando ho capito che non ci sarebbe stato futuro (maledetti chili di troppo), ho appeso le scarpette al chiodo. Adesso quindi mi dedico al pattinaggio, da pochissimo tempo” (aspettiamo tutti il suo primo saggio).

D: Quanto ne sai di basket (sai riconoscere almeno la nostra squadra)?

R:“In realtà, il basket lo seguo fin da quando ero piccolina: mio nonno mi portava a vedere le partite ai tempi del Palazzetto di via Marconi (che infanzia beata!) e ricordo ancora la famosa finale contro Martina Franca, del ’99, vinta con Del Vicario capitano e Coach De Florio in panca” (Signori, non è uno scherzo: lo ricorda per davvero!).

D: Questo gradito “avvento” al mondo cestistico, la tua collaborazione con la Cestistica San Severo: chi dobbiamo ringraziare (o incolpare)?

R: “Dobbiamo ringraziare Amerigo (al secolo, il Presidente Ciavarella) che mi chiamò tre anni fa, ormai, e mi chiese di collaborare con la prima squadra. Ed è stata una cosa davvero bella per me perché prima come donna, poi come professionista, entrare a far parte di uno staff, di una squadra cestistica maschile non è cosa da tutti i giorni. Rappresenta anche un’opportunità per ampliare il bagaglio culturale e lavorativo. Mi piace tanto, anche perché riprendo quello che è il mondo dello sport”.

D: Quarto anno come collaboratrice diretta con questa società sportiva: pregi e difetti.

R:“Il vero pregio di questa società è l’aver formato uno staff davvero qualificato, dal quale anch’io sto imparando tantissimo, dall’allenatore Piero Coen al preparatore atletico, l’altro fisioterapista e tutto lo staff medico. Per i difetti, non saprei rispondere: io prendo solo i pregi, e tanti, da questa situazione, forse perché sono un po’ fuori da quello che è lo spogliatoio” (per ovvie ragioni).

D: Oltre ad essere una fisioterapista/terapista di successo (se la ride, immensa autostima!), sappiamo che crei collane ed accessori vari femminili (gavetta anche nelle feste patronali?).

R: “E’ una piccola passione che coltivo a solo uso personale. Mi piace creare, esprimermi in ogni qualsivoglia forma” (magari, ha già il paracadute per periodi di magra).

D: Una massima, una frase, un libro a cui sei legata.

R: “L’insostenibile leggerezza dell’essere, un libro a cui son molto legata, letto in un periodo delicato della mia vita, un libro che ti porta in una dimensione più leggera dell’esistere. Lo consiglio a tutti perché riesce a farti sentire chiamato in causa”.

D: Unica donna nello staff: come ci si sente? Com’è la vita circondata da tutto quel testosterone?

R: “La vivo molto serenamente. I ragazzi sono molto rispettosi nei miei confronti. Sono anche coetanei, quindi oltre ad essere qui a far riabilitazione, ne approfittano per sfogarsi e magari confrontarsi (sa cose che noi comuni mortali non potremo sapere!). Insomma, dopo il primo anno, non mi sento affatto a disagio”.

D: Raccontaci un po’ della tua estate. Lo chiediamo anche per la gatta da pelare che ti è capitata: Quarisa. Come sta? Come va il suo programma di riabilitazione?

R: “Una settimana di vacanza romana, per un corso (l’ennesimo) di formazione, poi una settimana in Spagna, tra Ibiza e Formentera (viva la sobrietà!) e poi, al mio rientro, c’è stato il lavoro con Andrea. Lo vedo molto bene rispetto ai tempi di riabilitazione prefissatici. Di recente si è sottoposto ad un altro test isocinetico ed è andato abbastanza bene. I tempi di recupero potrebbero ridursi ancora, perché lavora bene, in maniera oculata e professionale. Il lavoro riabilitativo è quasi concluso, tant’è che si sta già occupando della preparazione atletica e del rientro nel gruppo, fondamentale anche per l’aspetto mentale del giocatore.”

D: Per concludere (per lei, il tempo è denaro): saluti, pronostici e… il tuo numero di telefono (io non dimentico).

R: “Voglio salutare tutti. Tutta la squadra, lo staff tecnico, saluto il Presidente e la società tutta, coach Piero Coen, per avermi dato fiducia per il secondo anno consecutivo e faccio un grosso in bocca al lupo ai ragazzi per il campionato”.

Non ci resta che augurarvi un… buon Tanqueray Tonic a tutti!

Mario Caposiena

rotice 300x100enoagrimm

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Continuando a navigare, cliccando qualsiasi link all'interno del sito o semplicemente scrollando la pagina accetti il servizio e l'utilizzo dei cookie.