Dimarco 1TAGLIO BASSO:  l'uomo d'oltreoceano! 

D) Siamo oggi con Matias Dimarco, cui chiedo di mostrare il passaporto.
R) Ciao, sono Matias Nicolas Dimarco. Nasco il 03.05.1984 a Buenos Aires da genitori con origini italiane. Ho la nonna materna di Pavia e bisnonno paterno catanese (e doppia cittadinanza!) Peccato non averli conosciuti.

D) In un paese con tradizione calcistica e seguito forse anche maggiore del nostro, come mai tu hai iniziato a giocare a basket e non dirmi che hai dei trascorsi come portiere!
R) Ho iniziato per  tradizione  familiare: mio papà ha giocato e mio fratello maggiore ha iniziato a 10 anni. Noi fratelli minori, a 6 anni lo abbiamo seguito (Scoop: ha un fratello gemello!). A minibasket ero già quasi alto come oggi quindi allora facevo la mia figura! Inoltre abitavamo a 200 metri dal Club (il Velez Sarsfield) che era anche il ritrovo dei giovani della zona. Passavo molto tempo lì e praticavo molti sport ma il basket "me prendeva de più".

D) E come sei approdato in Italia?
R) Come dicevo prima ho praticamente vissuto 7/8 anni nel Club (Polisportiva per noi) e ho giocato anche in seconda e terza Categoria già a 15 anni. Son rimasto anche quando le cose non andavano economicamente bene perché mi trovavo a mio agio. Un giorno vengo chiamato da un amico che aveva incontrato un procuratore interessato anche a me, dicendomi che potevo vantare la doppia cittadinanza italo-argentina. Mi ha convinto a cambiare ambiente per poter crescere e ora son certo di aver seguito una buona strada. Ho terminato la formazione giovanile in Italia ad Atri e a Ribera.

D) E poi il professionismo...
R) Sì. Due anni a Potenza, poi Cagliari, Massafra, Ravenna, Catanzaro, Canicattì e Padova (insomma un'altra pallina del flipper!). Poi Francavilla, Martina ed ora San Severo, per un totale di 13 campionati di categoria.

D) Cosa ti porti di "argentino" nel tuo modo di giocare.
R) Credo che una caratteristica tipica dei cestisti argentini sia la grinta. Siamo abituati a lavorare sodo con umiltà e spirito di sacrificio. Lo vedo anche nei grandi campioni che si sono affermati in Nba, come Ginobili, Nocioni e Scola. La forza del collettivo, poi, ha portato la nostra nazionale a medaglie olimpiche (e chi se la scorda quella del 2004!).

D) Si fa tanto parlar di play tiratore,  play ragionatore, play passatore, play guardia... etc etc. Secondo te?
R) Il play deve saper assecondare la squadra che ha in campo. Nella dinamica del ruolo ci deve essere la capacità di "mettersi da parte", privarsi di qualcosa per il maggior bene della squadra. Per esempio Prigioni è un gran tiratore ma la sua maggior cura sta nel far girare bene la palla tra i compagni. Nel Basket moderno il play deve essere completo, un Jolly. Personalmente son sempre pronto a fare un passo indietro per far fare due passi avanti ai compagni.

D) Quindi, come ti vedi nella Cestistica.
R) Mi trovo davvero bene, mi diverto. A me piace correre e fare assist e questa squadra mi permette di fare entrambe le cose. Poi se serve mi prendo anche qualche tiro in più del necessario.

 
D) Come Domenica. A chi hai dedicato quella tripla?
R) Ovviamente a mia moglie Noelia e a Leon (cit. "Leon che nome cazzuto!") che nascerà sanseverese (I158 forever!). 

D) Ma i pivot "ti capiscono"?
R) Credo ci sia una buona intesa, anche perché quando non ci capiamo finisce in palla persa, che spesso viene segnalata a mio carico e mi becco pure il rimprovero dalla panchina. Però è una parte troppo bella del nostro gioco. Vale la pena rischiare! (Nota per gli statistici: palle perse fifty fifty con pivot!).

D) Il tuo e' un osservatorio privilegiato: cosa ci distingue e cosa dobbiamo migliorare?
R) Siamo una squadra con molti pregi, uno tra tutti che lavoriamo tanto e abbiamo un forte spirito di gruppo. Dobbiamo migliorare nella mentalità, allenarci tanto anche per convincerci di essere un gruppo vincente.

D) In questo l'esperienza di coach Coen sarà utile?
R) Assolutamente. Per me è la prima volta come allenatore. Da avversario l'ho incontrato, per es. a Massafra ed ho avuto modo di constatare le voci sulla sua grande abilità strategica. E' stato faticoso stare dietro a tutte le sue varianti difensive. Ora al contrario me la godo!

D) Carattere latino per genetica e tanta esperienza in giro per la penisola. E da noi come ti trovi?
R) Conoscevo la piazza ma non la società. Come avversaria San Severo è famosa per il pubblico, quindi il suo calore me lo aspettavo ma a starci dentro capisci tutte le sfumature del contesto e ne son rimasto colpito. Sul versante organizzativo, quest'estate con il mio procuratore (ndr Montano) ci siamo accertati che il posto fosse tranquillo, specie per la particolare situazione familiare in cui mi trovo e anche in questo ambito le mie aspettative son state superate dai fatti.

D) San Severo ti ricorda qualcosa del tuo paese? (azzardo!)
R) Si qualcosa c'è (e vai!). Ne parlavo proprio con Noelia. Partendo dal Bar Regina, c'è un viale alberato che porta fuori città con marciapiedi davvero molto larghi che ci ricorda alcune strade di Buenos Aires. (da ora la chiameremo Puerta San Marcos). 

D) Salutiamoci con l'invito e il pronostico di prassi.
R) Adesso che ci allontaneremo dalle mura amiche invito tutti a seguirci in queste due trasferte, perché la presenza dei "nostri" diventa un fattore motivante. Noi ce la metteremo tutta, ci piace stare dove stiamo ed è un treno da cui non vogliamo scendere. Per scaramanzia non dico di più. (entiende?).

Ci vediamo sabato.

San Severo, 26 Novembre 2015

A cura di Pippo Mimmo

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