SCARPONI VS PESCARA

Per il nostro secondo appuntamento son qui con IVAN SCARPONI, nostro "pluriennuale" capitano.

D) Ciao Ivan, parlaci dei tuoi esordi e di quando hai capito che di basket potevi anche "campare".
R) Ciao a tutti i lettori. Ho iniziato a 5 anni in quella che poi sarebbe diventata la EUROBASKET Roma e a 15/16 anni ho deciso che il basket sarebbe stato il mio futuro. A quel punto sono espatriato (ndr in quegli anni "nun c'era trippa" per i giovani talenti romani) e mi hanno preso nelle giovanili della Monte Paschi Siena, con cui ho vinto 3 campionati juniores. Da lì in poi ho girato l'Italia, compresa San Severo.

D) Con questo son quattro anni nostrani, quindi possiamo dire che sei un "recidivo" giallonero. Cosa ti ha spinto a ritornare? Le orecchiette, la Festa del Soccorso, il vino...
R) E l'olio! Buonissimo. Già la prima volta mi son subito sentito a mio agio e, al di là dei risultati sportivi, ho sempre percepito l'affetto della gente. La piazza sanseverese è accogliente ma anche impegnativa. La nuova società che mi ha convinto a ritornare, è molto seria e voglio contribuire al processo di crescita della squadra e, magari, di tutto il movimento cestistico locale.

D) Insomma un nuovo inizio ma fondato su una conferma, quella di capitano della squadra. Quali sono oneri e onori?
R) Certamente al capitano si chiede qualcosa in più, oltre alle abilità sportive e alla esemplarità di comportamento. E' un ruolo di rappresentanza, simbolico. Credo di averlo ri-ottenuto per il mio passato e per la mia maggior età rispetto ad altri. Ne sono onorato. Spero di poterlo rivestire nel migliore dei modi per creare, tutti assieme, un clima di spogliatoio sempre migliore e poter rappresentare al meglio la Cestistica dove e quando serve. In realtà, invece sfrutto la fascia di capitano per schiavizzare i ragazzi (ndr, ridiamo).

D) Ivan, rimane tra noi, quindi dimmi francamente che ne pensi di Coen?
R) Non ero mai stato allenato da Piero Coen ma ne avevo sentito parlare molto bene e l'idea di averlo come allenatore mi ha sostenuto nella volontà di tornare alla Cestistica. E' molto esigente ed è giusto che lo sia. Condivido la sua convinzione che per ottenere risultati si debba lavorare tanto e con costanza in palestra. Il basket è un gioco dove per vincere si deve crescere tutti insieme.

D) A bruciapelo: un pregio e un limite cestistico.
R) Ritengo di essere un atleta altruista, che sa giocare per la squadra ma, a trent'anni, ho anche imparato a prendermi delle responsabilità in proprio. Lo ammetto... a volte "me fisso troppo" sul tiro da tre, sperando nell'ottenimento del miglior risultato possibile (vabbe' perdonato... anche perché molti ricordano quella partita a Napoli dove la mettesti da ogni dove, pure dallo spogliatoio, e sperano in qualche bis di stagione).

D) Come e dove ti vedi tra 5 e 10 anni?
R) Spero di poter giocare il più possibile. Per ora il fisico regge bene e credo di avere ancora molto da dare in campo. Quando gioco mi sento realizzato (ndr, e sono solo 25 anni che pesti parquet!). Appese le scarpe mi farebbe molto piacere rimanere nell'ambiente cestistico, nel mondo che mi appartiene di più, specie se a San Severo. Altrimenti ho diverse porte aperte... e in qualcuna dovrò entrare!

D) A freddo, invece, dimmi che cosa è successo in quei maledetti 14 secondi di Senigallia.
R) Il basket è anche questo: PURTROPPO CI SONO ANCHE GLI AVVERSARI. E ai nostri demeriti dobbiamo sommare la loro bravura. Certo che Barsanti a volte ha avuto, per colpa nostra, vita facile. Ma abbiamo imparato la lezione. La partita è andata ma con Coen (ndr, già da Martedì) abbiamo lavorato per la prossima, e altrettanto impegnativa, partita. Domenica sarà battaglia.

D) Fuor di Basket: tempo libero? Play Station, XBox o che altro? Che fai il lunedì, cucini tu?
R) Non vado molto dietro a questi divertimenti ma da ragazzo ho usato sempre e solo la Play Station. Poi la tecnologia è andata avanti ed io no. Nel poco tempo libero cerco di condurre una vita serena e normale con la mia ragazza di San Severo, che è un'ottima cuoca e ama preparare in casa i rick'tell e i ll'ntorc (ndr, lo dice con il corretto accento dialettale). Io adoro la pasta e purtroppo non ne posso mangiare quanta ne vorrei.

D) Salutiamoci con un pronostico che non sia un miraggio e con un invito  ai tifosi.
R) "Se devo puntà, punto al primo posto" ma essere nelle prime quattro sarebbe un risultato di tutto rispetto. A tutti gli amici e tifosi chiedo di essere sempre più numerosi e di farsi sentire, specie domenica prossima. Dobbiamo far capire che il Palazzetto è il nostro fortino INESPUGNABILE.
E così sia!

San Severo, 15 ottobre 2015

A cura di Pippo Mimmo

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